#AChatWith: Ottodix

Alessandro Zannier aka Ottodix è un artista poliedrico che da circa un ventennio si muove con disinvoltura tra musica, arti visive e letteratura. A distanza di tre anni dal suo ultimo lavoro discografico “Micromega” del 2017 (qui le info), l’artista trevigiano torna sulle scene con il suo settimo concept album dal titolo “Entanglement“, pubblicato da Discipline Records e coprodotto artisticamente dal fidato Flavio Ferri (Delta V).

copertina

L’intervista

Benvenuto Alessandro, come nasce la tua ultima opera ‘’ENTANGLEMENT’’?

Ciao.

Entanglement è un lungo parto figlio del precedente Micromega, che per me ha segnato una strada definitiva indicandomi un po’ la quadratura del cerchio di certe mie attitudini artistico-musicali. Era un concept fatto di canzoni e di opere e mostre d’arte che portava attraverso un percorso dalle micro particelle ai sistemi di universi, per tappe. Questa idea del viaggio tematico e divulgativo (perché ho dovuto studiare molto materie scientifiche a me semi sconosciute prima di scriverlo) aveva trovato un’ottima resa sia su disco, che nelle serie di installazioni e opere, che soprattutto nei concerti, divenuti da quel momento dei veri spettacoli in cui tutti gli aspetti, sonoro, visivo e di contenuti trovavano una giustificazione armonica.

 Entanglement parte idealmente dalla riflessione filosofica alla base di una delle canzoni di Micromega, “Planisfera”. Ho pensato, dunque a un viaggio per canzoni stavolta attraverso i continenti abitati e i luoghi disabitati come gli oceani e le terre polari, innescando una serie di ragionamenti basati sulla geografia, la storia e la storia della navigazione, cercando di capire l’origine delle “connessioni” umane nella storia. L’epoca che viviamo, anche grazie e a causa del digitale, è il punto culmine e di saturazione di un desiderio di iper connessione iniziato dalle migrazioni animali e umane, fino a qui. Avvertiamo tutti lo stress, la saturazione e gli effetti di tutto questo sull’ambiente, sulle società e sul nostro sistema nervoso. Volevo indagare sui collegamenti planetari per parlare della rapidità con cui tutto quello che succede dall’altra parte del globo si ripercuote istantaneamente, ormai, su di noi, dall’economia, allla salute, alla radioattività, alle fake news, al surriscaldamento globale. Entanglement è un fenomeno fisico per cui due particelle originariamente unite, anche allontanate a distanze enormi, continuano a dialogare e influenzarsi istantaneamente. MI piaceva la metafora poetica di questa immagine per raffigurare l’intreccio, il groviglio delle connessioni globali. Come nell’entanglement oggi nelle società, causa ed effetto sono immediati, quindi non resta che cercare un atteggiamento più virtuoso per evitare l’effetto boomerang di ogni gesto irresponsabile.

E come si uniscono, in esso, musica, arti visive e letteratura?

Come avrai capito dalla mia lunga (necessaria) prima risposta, i tre aspetti si uniscono se c’è un’idea e un filo conduttore di base, ovvero il concept e una storia, una narrazione filologica di base, che porti l’ascoltatore-spettatore-lettore attraverso un viaggio. Micromega era un viaggio nella materia del cosmo, questo è un viaggio alla Jules Verne per i sette mari, attraverso il mondo e le terre remote alla ricerca, anche, delle intercapedini di silenzio tra le migliaia di connesioni e di informazioni che ci tempestano il cervello.

Quante cose sono cambiate da “Micromega” di tre anni fa?

Sono cambiate alcune cose lì fuori, nella realtà. Micromega cercava di ricordare che l’uomo è più grande e frutto di molte micro realtà della fisica, ma infinitamente insignificante rispetto a disegni cosmici su vasta scala (quindi di darsi una regolata e di non sopravvalutarsi, in sostanza, e di riacquisire il senso della misura, nel mondo, nei social ecc..). Nel frattempo, invece tutto è peggiorato. Il trash della comunicazione, nella politica, il degrado ambientale, le emergenze climatiche sotto gli occhi di tutti. Viviamo un’epoca incredibile in cui a distanza di tre anni (e un album) si consumano cambiamenti che prima accadevano in trenta. Non capisco come un artista possa ancora accontentarsi di raccontare i bei sentimenti di un lui e una lei che si lasciano o che si amano, restando insensibile a temi così stimolanti e affascinanti, se pur nella loro drammaticità. Mah…

Che tipo di ispirazione conduce ai tuoi brani?

Il concept è fondamentale, pianifico a tavolino i temi delle canzoni e mi attengo al progetto. Davvero dura stare nei paletti rimanendo nella forma poetica, ma quando ci riesci ad avere delle canzoni buone singolarmente e che formano a loro volta un’opera-album coerente più ampia, la soddisfazione è enorme. Almeno per me. Nascono al piano canticchiando un motivetto e poi trasferite nei software, dove inizio a costruire il mondo sonoro di arrangiamenti. per questo album la mia produzione è stata molto ridiscussa con Flavio Ferri, di cui mi fido perché so che mi ha capito meglio di tutti. Flavio sa conservare quello a cui tengo e imporsi quando mi sto incaponendo su futili stronzate. “Europhonia” è un brano che amo tantissimo e che ha salvato da una mia produzione troppo eccentrica e arzigogolata, trasformandola in una delle tracce più godibili e importanti dell’album. In generale sono molto contento della composizione musicale di queste tracce, ci sono soluzioni armoniche e accordi davvero inusuali e che non usavo da tanto. Mi sono divertito.

Perché “Entanglement” ci riguarda individualmente da vicino?

Entanglement, a differenza di Micromega che rimaneva in territori scientifici e cosmici, torna sulla Terra e esplora i danni fatti dal parassita-uomo nella storia fino a oggi, attraverso il colonialismo (“Columbus Day” , “Maori” e “Africa by night”), l’economia selvaggia globale (“Gengis Khan”), l’inquinamento digitale e solido dell’ambiente (“Pacific Trash Vortex”), tutto dominato da una visione euro ego -centrica del mondo, nonostante gli Stati europei si detestino cordialmente anche tra loro tuttora (“Europhonia”). Eurocentrismo che viene smentito studiando un minimo i contributi delle altre grandi civiltà alternative alla nostra e quello che hanno dato al mondo nei vari momenti di splendore (“Mesopotamia”) e i debiti che abbiamo noi stessi verso i punti di vista diversi dal nostro. “Entanglement”, tuttavia, cerca di dare anche un messaggio che va oltre, ovvero reintroduce in mezzo al casino e alle grida caotiche delle società-continenti umane, il mare. Il mare è silenzioso, unisce come fa lo spazio quantistico (che non è “vuoto”) per le particelle, ci ingloba e ci nutre tutti. Il mare è un unico, gigantesco iper oggetto silenzioso fatto di oceani e mari collegati che si uniscono a fiumi, laghi, ghiacciai e falde sotterranee formando un unico organismo: quello degli spazi vuoti della materia. E’ una sorta di gigantesca scultura liquida, un monumento al dialogo (tutte le rotte antiche e le migrazioni animali, vegetali e umane passano da sempre da lì) e un inno al silenzio. Una delle canzoni che amo di più e che meglio rappresentano il disco è “Isole remote”, che parla proprio della salvezza, un giorno, di naufragare in un’isola remota e godersi il silenzio, scollegati dalla rete.

Come saranno i live di presentazione del disco?

Saranno come per Micromega, dei viaggi sonori comandati da proiezioni circolari o su una grande sfera-mondo, un viaggio per canzoni e spiegazioni di concetti o di aspetti storico-geografici e dati ambientali.  L’elemento nuovo saranno le tracce dedicate agli oceani e alle zone polari, brani strumentali-ambient elettronici dilatati come a purificare la mente da una canzone-continente all’altra. Una sorta di concerto-viaggio per mare a bordo del Nautilus intorno al mondo. Tornerà, oltre all’elettronica e alla band, anche il quartetto d’archi, laddove possibile.

Che tipo di letture dobbiamo aspettarci nei live?

Se intendi letture sonore, credo che saranno fedeli a quelle dell’album, con qualche incursione nelle versioni piano-quartetto-voce e nell’elettronica minimal delle parti oceaniche. Se invece intendi letture testuali, ci saranno dei contributi registrati da un’attrice, una sorta di “voce della Terra”, che elencheranno dati, statistiche, scoperte e nozioni storiche sulla navigazione antica e moderna, molto interessanti. Il resto lo farò io dialogando e scherzando con il pubblico, come sempre. Sembra una conferenza detta così, ma è un concerto divertente e molto coinvolgente!

Hai lavorato con moltissimi artisti. Hai qualche aneddoto da raccontarci?

Beh ho molti ricordi della vita in tour e dei dietro le quinte con Garbo (tuttora mio discografico) assieme a Mauro Franceschini, il percussionista. L’indomani di un concerto in Emilia, ritirando un assegno in banca per il cache della serata, siamo stati bloccati dalla polizia in borghese, mani sul cofano e pistola alla testa (giuro) perché scambiati per rapinatori. Il poliziotto, una volta appurato che fossimo musicisti e che a boro dell’auto c’era Garbo, iniziò a fare un elogio a “I like Chopin” (che è di Gazebo…). Vista la situazione ci siamo congedati lasciandogli credere che Garbo fosse proprio LUI! Poi ricordo con estremo piacere le giornate a casa di Flavio Ferri (DeltaV) a Barcellona, produttore degli ultimi due album e con cui ho un’amicizia molto sincera e artisticamente fertile, i racconti di Mara Maionchi su Marilyn Manson o Biagio Antonacci (dio che spasso, non posso dire altro, non si fa…), gli incontri e le collaborazioni con Madaski che stimo moltissimo, l’appoggio incondizionato avuto sempre da Luca Urbani (Soerba), mio referente per Discipline a cui devo tanto, soprattutto la fiducia nel mio lavoro, un’amicizia bella e duratura con G Kalweit (DeltaV, Kalweit and the spokes), e Malika Ayane, per 6 mesi mia inquilina a Berlino, persona fine, colta e deliziosa che avanza ancora un pranzo. E altre in ordine sparso.

Chi è Ottodix?

Otto Dix era un pittore tedesco delle avanguardie storiche del primo Novecento, feroce critico del regime nazista e del decadimento della società di quegli anni. Ottodix è invece il punto di arrivo di una band nata negli anni ’90 totalmente diversa, in cui ero il batterista. Rifondato da zero il progetto nel 2003 l’ho tenuto come pseudonimo musicale personale, mentre nelle arti visive espongo col mio nome Alessandro Zannier, ovviamente. Ottodix oggi è un artista visivo prestato da anni alla musica, che finalmente ha capito come unire due parti che sembravano schizofreniche della sua esistenza. Tutto è tenuto assieme da un’idea di base, un “concept”. Se non ho quello non inizio neanche più a lavorare.

Ti va di parlarci della tua piattaforma visionaria Micromega (www.micromegaproject.com)?

E’ stata un’impresa di cui vado molto fiero. Devo ringraziare i miei galleristi e il Movimento Arte Etica a cui appartengo, per avere investito sulla programmazione di questa piattaforma enciclopedica-visionaria inventata come espansione dell’album Micromega. Fatevi un viaggio se volete, è gratis. le nove canzoni di Micromega, tutte illustrate da un soggetto 3d animato, rappresentano un ordine di grandezza della materia del cosmo. Cliccando i satelliti fluttuanti attorno si aprono delle sotto-pagine illustrate a cui è stato assegnato un soggetto enciclopedico dalle dimensioni inerenti a quel livello di grandezza e una versione diversa dello stesso brano di partenza. Cliccando sui sotto-sotto satelliti di questi soggetti si aprono altri tre mondi, sempre dotati di illustrazione e brano rivisitato. Un lavoro enorme di scatole cinesi e ramificazioni, con 117 tracce audio, molti ospiti musicali che mi hanno aiutato a realizzarle, altrettanti disegni per illustrarne le pagine (oggi esposti e in vendita come “Micromega-serie”) e un sacco di contenuti web scientifici pertinenti al soggetto della pagina in cui si naviga.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Intanto devo promuovere questo complesso album che sta avendo molti feedback positivi soprattutto dal mondo della cultura. Ci sono partecipazioni a eventi artistici e scientifici di importanza internazionale in corso di cui sono molto fiero, ma che per ora non posso anticipare, ma posso dire che sono legate tutte al nuovo concept di Entanglement. Tanto lavoro da fare, anche per preparare gli show, nonostante il periodo nero per la musica e ora causa virus, per gli spettacoli. In questo lavoro si tira avanti come i missionari, o gli invasati!
Comunque, detto tra noi, l’idea per il prossimo “viaggio” ce l’ho  già, ma non ho ancora tempo per dedicarmici. Vedremo.

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